Lecco

Un giovane di Lecco scrive al Ministro Salvini: ‘Non è un Paese per pendolari’

Lettera aperta di uno studente di Fisioterapia sui disagi quotidiani del trasporto pubblico

Un giovane di Lecco scrive al Ministro Salvini: ‘Non è un Paese per pendolari’

Filippo Fumagalli, 25 anni, residente a Lecco, è uno studente universitario che da tre anni affronta quotidianamente il tragitto verso Milano per frequentare il corso di Fisioterapia presso l’Università degli Studi di Milano. Ha deciso di scrivere una lettera aperta al Ministro Matteo Salvini, che pubblichiamo integralmente, per portare all’attenzione pubblica le difficoltà legate ai disservizi del trasporto pubblico, vissute ogni giorno da migliaia di giovani pendolari. Non si tratta di una denuncia tecnica, ma della testimonianza personale di un ragazzo che, come molti altri, cerca di costruire il proprio futuro tra ostacoli quotidiani che spesso restano invisibili.

Lettera al Ministro Salvini

Buongiorno Ministro Salvini,

Sono Filippo Fumagalli, ho 25 anni, sono cittadino italiano e abito a Lecco, in Lombardia, una piccola e splendida città sul lago di Como.
Le scrivo per comunicarle un disagio che ormai è diventato insopportabile.
Negli ultimi 3 anni sono stato — e sono tuttora — studente di Fisioterapia all’Università Statale di Milano. A breve conseguirò la laurea e comincio a ponderare idee sul mio futuro: su dove lavorare, vivere, costruire una famiglia. Amo questo paese e mi piacerebbe poterci vivere un giorno, ma in questi 3 anni ho imparato a non fare affidamento ai treni e ai trasporti pubblici. Per anni ho fatto il pendolare e purtroppo sono ancora obbligato a farlo: non c’è stata una settimana in cui abbia trovato tutto in orario e in ordine.
Come me, molti pagano abbonamenti da 116€ al mese per poter viaggiare (treno + metro); come me, molti non lavorano perché gli orari e gli obblighi di frequenza universitaria sono proibitivi. È una spesa che pesa sulle famiglie — e che sarebbe forse giustificata se, quanto meno, il servizio fosse adeguato.
Non citerò la situazione degli stipendi nel settore pubblico e nella sanità, che non sono minimamente adeguati al costo della vita in città come Milano — ma nemmeno a Lecco, seppur più piccola. Non citerò le difficoltà che hanno i giovani come me ad andare a vivere da soli e costruirsi un’indipendenza dignitosa, visti gli affitti e i prezzi delle case. Non citerò l’impossibilità di pensare anche solo lontanamente ad avere una famiglia e dei figli, senza alcuna sicurezza economica. Mi limito a chiederle di provare a fare ciò che il suo ruolo richiederebbe, Ministro dei Trasporti.
Provare a risolvere gli evidenti problemi dei trasporti pubblici potrebbe essere un primo passo per far sì che i giovani come me non perdano la voglia e la speranza di vivere in questo paese.
In tutta umiltà, non mi reputo uno di quei “cervelli in fuga” insostituibili che rappresentano una perdita enorme per il paese: ricercatori, medici, insegnanti, ingegneri. Sono semplicemente un giovane ragazzo che chiede di poter vivere — non sopravvivere — nel paese in cui è nato e cresciuto, che ama e che odierebbe lasciare. Ma purtroppo il rischio è di perdere anche noi, i “sostituibili”: quelli che spariscono senza fare notizia, la manovalanza che in silenzio e lontano dai riflettori fa il proprio dovere, sopporta le ingiustizie e i divari sociali. Quelli che le tasse non scelgono se pagarle o meno. Quelli che a fine mese sperano di mettere qualcosa da parte per un futuro, che sognano di comprare casa, di avere figli a cui poter dire che l’Italia è un bel posto in cui vivere.
Concludo dicendo che, pur rischiando di passare per un illuso, ho ancora un po’ di speranza: nei giovani, in questo paese e anche nelle istituzioni. Ma continuando così, anche quel poco che resta andrà via via a perdersi. E se finisce la speranza — che dicono sia l’ultima a morire — cosa ci resta?
Sperando che questa lettera arrivi ai suoi occhi, la ringrazio per il suo tempo.
Cordialmente,
Filippo Fumagalli