Lecco

Afflusso massiccio al nuovo oratorio di Lecco per la pre-inaugurazione

Il prevosto Don Bortolo Uberti ha scelto un approccio riflessivo, ponendo l'accento sul futuro utilizzo dello spazio.

Afflusso massiccio al nuovo oratorio di Lecco per la pre-inaugurazione

Prima del taglio del nastro ufficiale, previsto per il 17 giugno alla presenza dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, il nuovo oratorio San Luigi di Lecco ha già iniziato a vivere. Non come semplice edificio, ma come spazio che si anima grazie alle persone che lo frequentano.

Pienone al nuovo oratorio di Lecco per la pre-inaugurazione

La serata di apertura, anticipata a giovedì 21 maggio 2026, ha trasformato la struttura in un luogo già vibrante: famiglie, giovani e cittadini hanno varcato per la prima volta gli spazi del nuovo complesso, accompagnati dalle esibizioni musicali degli studenti del Liceo Musicale G. B. Grassi e da un clima di attesa che ha mescolato curiosità e senso di novità.

Più che un evento inaugurale, si è trattato di un primo esercizio di comunità.

Il prevosto Don Bortolo Uberti ha scelto di adottare un approccio meno celebrativo e più riflessivo. Nel suo intervento, ha posto l’accento non tanto sulla struttura, ma sul significato del suo futuro utilizzo. L’oratorio, ha sottolineato, non segna un punto di arrivo, ma rappresenta un inizio per la città.

L’idea centrale è chiara ma sfidante: uno spazio nuovo non ha valore se non viene vissuto, attraversato e condiviso. Da qui l’invito a considerarlo come un bene comune, da alimentare quotidianamente grazie alla presenza dei giovani e delle famiglie.

Don Uberti ha enfatizzato in particolare l’aspetto educativo e relazionale, vedendo nei ragazzi i veri protagonisti del progetto: non semplici destinatari, ma attori di un luogo che esiste solo se viene vissuto.

Nel suo discorso, ha anche affrontato tematiche più ampie riguardanti le fragilità contemporanee. Con un richiamo ai Promessi Sposi, ha paragonato la vigna abbandonata di Renzo alle attuali difficoltà: giovani in cerca di riferimenti e adulti che vivono solitudini e disorientamenti diversi.

In questa visione, l’oratorio dovrebbe diventare l’antitesi della vigna abbandonata: un luogo dove le persone si fermano, anziché “tirare dritto”, e decidono di prendersi cura delle fragilità altrui.

La posizione strategica della struttura, collocata tra il campanile, il cinema cittadino, la scuola dell’infanzia e la Casa della Carità, rafforza questa concezione di spazio aperto e interconnesso: non un recinto, ma un punto di incontro tra esperienze diverse della città.

Nel pomeriggio e nella serata, i visitatori hanno avuto l’opportunità di esplorare il nuovo edificio, guidati da Don Marco Della Corna, scoprendo ambienti progettati con criteri moderni e funzionali. All’interno, due esposizioni hanno presentato due dimensioni parallele: da un lato i giovani del territorio, dall’altro la storia della solidarietà locale, creando un legame tra presente e memoria collettiva.