La conversione del Decreto n. 1818 ha suscitato interrogativi, non solo sul piano formale, ma anche su quello sostanziale, avvenendo allo scadere dei sessanta giorni previsti dalla Costituzione. L’Associazione Les Cultures – Laboratorio di cultura internazionale ha dichiarato che questo passaggio sfida non solo la lingua italiana, ma anche la stessa Costituzione.
Una delle disposizioni più contestate è l’incentivo economico di circa 615 euro destinato agli avvocati per persuadere i loro assistiti a rimpatriare. Questa misura ha sollevato forti critiche da parte delle opposizioni parlamentari e di associazioni giuridiche. Nonostante le segnalazioni, anche da parte del Capo dello Stato, la norma sembra destinata ad essere approvata, per poi essere potenzialmente annullata tramite un nuovo decreto.
Gestione contraddittoria e preoccupazioni etiche
Secondo Les Cultures, la decisione di introdurre questo incentivo evidenzia una gestione confusa: “non è chiaro come si possa dimostrare l’urgenza” di un provvedimento volto a correggere una norma appena introdotta.
Le preoccupazioni riguardano anche il rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento. In particolare, viene messa in discussione la deontologia professionale degli avvocati, che dovrebbero operare nell’interesse dei loro assistiti. L’introduzione di un incentivo economico legato al rimpatrio, secondo l’associazione, rischia di compromettere questo principio.
Inoltre, le perplessità si estendono ai diritti costituzionali. Il decreto sicurezza ha abrogato la norma che garantiva il gratuito patrocinio nei procedimenti di espulsione. Questo rappresenta, secondo Les Cultures, una “violazione aperta” dell’articolo 24 della Costituzione, che assicura il diritto alla difesa in ogni fase del procedimento, anche per chi non può permetterselo.
Nel complesso, il quadro delineato suggerisce una gestione dell’immigrazione percepita come inefficace e sempre più rigida. “Emerge l’ennesima incapacità di governare il fenomeno dell’immigrazione”, afferma l’associazione, denunciando un approccio basato su misure “sempre più repressive e vessatorie”.
Le conseguenze, avverte Les Cultures, non ricadono solo su chi richiede protezione internazionale, ma anche su persone regolarmente presenti in Italia. Molti cittadini stranieri vivono in una condizione di incertezza amministrativa che impedisce loro di accedere a diritti fondamentali come assistenza sanitaria, lavoro o servizi bancari.
In conclusione, l’Ufficio Diritti dell’Associazione Les Cultures – Laboratorio di cultura internazionale ribadisce con fermezza la propria posizione: “condanniamo questa ennesima torsione repressiva e anticostituzionale” e conferma il proprio impegno a tutela dei diritti dei migranti, in particolare nella provincia di Lecco.