Mercoledì 25 marzo, poco dopo le 18, un episodio inquietante si è verificato al termine di un allenamento giovanile. Un uomo si è presentato allo spogliatoio per ritirare un bambino di 8 anni, marocchino. Tuttavia, il suo atteggiamento ha destato sospetti tra le persone presenti.
Ivano Pontoglio, attualmente allenatore della scuola calcio dell’oratorio di Osio Sotto, ha osservato con attenzione la scena. Anche se ha lasciato il servizio come vicebrigadiere nel 1995, la sua abilità nel cogliere i dettagli è rimasta intatta.
Un tentativo di rapimento bloccato
Secondo quanto riportato da Prima Bergamo, l’uomo ha dichiarato di dover portare via il bambino per conto della famiglia, ma né gli allenatori né gli accompagnatori lo riconoscevano. Inoltre, l’allenamento non era ancora terminato, poiché i bambini erano rientrati solo per la pioggia.
Pontoglio ha chiesto all’uomo di andarsene, ma non ha smesso di osservarlo. Poco dopo, lo ha trovato nello spogliatoio accanto. Quando l’uomo ha tentato di andarsene e ha visto che erano stati chiamati i carabinieri, ha cercato di scappare, ma è stato fermato dagli allenatori presenti.
Intervento delle forze dell’ordine
I carabinieri sono intervenuti rapidamente e hanno arrestato l’uomo. «È successo tutto molto rapidamente», ha dichiarato il direttore sportivo Antonino Cacciatore. Anche don Michele Bucherato, curato dell’oratorio, ha messo in evidenza la scrupolosità degli allenatori nel controllare a chi affidano i bambini. L’arrestato, un 29enne originario del Pakistan, risulta regolare in Italia e vive a Dalmine con il fratello. Non aveva precedenti penali e ora si trova nel carcere di Bergamo con l’accusa di tentato sequestro di persona aggravato, poiché la vittima ha meno di 14 anni.
Le indagini hanno rivelato che l’uomo non conosceva il bambino né la sua famiglia. Prima dell’allenamento, aveva avvicinato il piccolo per strada, fingendo di voler giocare a pallone. Il bambino, accompagnato dal fratello maggiore, aveva con sé un pallone su cui era scritto il suo nome, un dettaglio che il 29enne ha utilizzato per ingannarlo nello spogliatoio.
Un piano premeditato
Secondo il giudice per le indagini preliminari, l’azione non è stata un gesto impulsivo. L’uomo avrebbe scelto il luogo e il momento opportuno, creando una situazione per avvicinare il minore. Durante l’interrogatorio, ha fornito una spiegazione considerata «delirante», negando però di avere intenzioni di portare via il bambino.