A Lecco, nella serata del 25 marzo 2026, si è svolto un acceso confronto in Commissione consiliare congiunta sul futuro del Bione. Al centro del dibattito è emersa la proposta di partenariato pubblico-privato, accompagnata da interrogativi riguardanti i margini di rischio e le garanzie per il Comune.
Chiarezza giuridica sul progetto
L’avvocato Paola Roullet ha chiarito gli aspetti giuridici, sottolineando che attualmente si è in fase preliminare, con un documento di alternative progettuali su cui l’amministrazione deve esprimere i propri indirizzi. Solo in seguito si procederà alla definizione del progetto di fattibilità tecnico-economica e dell’equilibrio finanziario.
Gestione della manutenzione e rischi
Uno dei punti cruciali riguarda la manutenzione. Roullet ha spiegato che nel partenariato pubblico-privato, il rischio manutentivo è a carico dell’operatore economico, senza distinzione tra manutenzione ordinaria e straordinaria. In caso di realizzazione inadeguata dell’opera, l’operatore ne risponde direttamente. Questo principio, ha aggiunto l’avvocato, dovrebbe ridurre i contenziosi tipici degli appalti tradizionali, ma richiede una convenzione ben definita, con strumenti di controllo e sanzione efficaci.
Lo stesso discorso vale per altri aspetti critici, come i campi sintetici o le problematiche legate ai terreni: «Tutti i rischi, compresi quelli geologici o di bonifica, devono essere trasferiti all’operatore». Tuttavia, Roullet ha ribadito che «siamo ancora a un livello progettuale troppo preliminare per valutazioni definitive».
Analisi economica del progetto
Dal punto di vista economico, Fabrizio Robbiano ha presentato i numeri dell’operazione: «L’investimento totale è di circa 26,3 milioni di euro, ma considerando i flussi finanziari su 20 anni si arriva a circa 34 milioni». Il confronto con l’alternativa del mutuo evidenzia che il partenariato si attesta intorno ai 25 milioni, mentre il mutuo si ferma a 23 milioni e il mutuo integrale a 24 milioni. Pur non essendoci una grande differenza, è importante considerare il trasferimento del rischio al privato e i tempi di realizzazione: «Nel partenariato l’opera deve essere completata in tre anni, a differenza degli appalti pubblici che potrebbero richiedere fino a 7-8 anni».
Posizioni politiche divergenti
Il dibattito politico ha evidenziato posizioni molto distanti. Andrea Frigerio ha invitato a considerare il passaggio come un atto propedeutico: «Non stiamo approvando l’opera, ma dichiarando un interesse pubblico. Serve ad avanzare con gli approfondimenti».
Contrariamente, Cinzia Cesana ha espresso preoccupazioni: «C’è il rischio di vincolare il Comune con prescrizioni troppo generiche. Se fossi consulente dell’ente, non suggerirei di procedere in queste condizioni». Ha richiesto maggiore chiarezza sul concetto di interesse pubblico e sulle reali esigenze delle società sportive.
Pietro Regazzoni ha difeso la scelta dell’amministrazione, ricordando che «ci sono già 10 milioni a bilancio per il Bione» e respingendo le accuse di tempismo elettorale: «Oggi ci sono le condizioni economiche per affrontare il tema».
Critico Corrado Valsecchi, che ha messo in discussione sia il merito sia il metodo: «Parliamo di un esborso complessivo di oltre 34 milioni. Questo non è un vero partenariato pubblico-privato: la parte principale delle risorse resta a carico dei cittadini». Ha suggerito di procedere per step con gli avanzi di bilancio, evitando strumenti finanziari complessi.
Dubbi sono stati espressi anche da Simone Brigatti, che ha sottolineato «numeri poco chiari» e criticità sulla sostenibilità, sollevando la questione della vigilanza: «Non è solo chi fa la manutenzione, ma chi controlla davvero».
Le minoranze hanno chiesto di fermarsi. Giovanni Tagliaferri ha descritto la questione come divisiva e affrontata troppo vicino alle elezioni, mentre Peppino Ciresa ha proposto di utilizzare le risorse per sistemare le strutture esistenti, come il palazzetto e la pista di atletica.
Il dibattito si è concluso con una consapevolezza condivisa della complessità dell’operazione. Come sottolineato in aula, il passaggio in consiglio comunale rappresenterà solo un primo step: da lì partirà un percorso lungo, caratterizzato da approfondimenti tecnici, verifiche economiche e scelte politiche che influenzeranno il futuro del principale centro sportivo cittadino.