«Quando ho ripreso in mano la mia vita, ho compreso che potevo competere con atleti normodotati, anche con una protesi al posto del braccio sinistro». Con queste parole, Matteo Conconi, 35 anni, originario di Balerna in Svizzera, ha condiviso la sua storia con i membri del Panathlon Club Lecco durante un incontro al ristorante della Canottieri Lecco.
Il cammino di Matteo Conconi
Conconi è stato presentato dal presidente del Panathlon Lecco, Riccardo Benedetti. La sua storia inizia nel 2013, quando una scarica elettrica di quindicimila volt sul lavoro, presso le Ferrovie elvetiche, gli costò l’amputazione del braccio sinistro all’altezza del gomito, necessaria per evitare una necrosi fatale. Un dramma che ha affrontato con determinazione.
Grazie a due anni di riabilitazione e all’ausilio di una protesi, Conconi è riuscito a ricostruire una vita normale, nonostante la sua disabilità. In passato praticava nuoto e calcio, ma ha scoperto la passione per la mountainbike, specializzandosi nel downhill, una delle discipline più adrenaliniche e rischiose.
Inoltre, con il supporto del Laboratorio di ortopedia tecnica Othec di Morbio Inferiore e le competenze di Morello Besomi, un esperto meccanico di precisione, ha progettato una protesi che gli permette di competere senza alcun compromesso con i professionisti del downhill.
«Lo sport ha la capacità di unire tutti – ha affermato Conconi – e per me è più di una semplice valvola di sfogo; è un’opportunità per mantenere uno stile di vita attivo. Non è stato facile arrivare fin qui e ne sono particolarmente orgoglioso. Attraverso lo sport, cerco di dimostrare che ogni ostacolo può essere superato e che promuovere questo messaggio è importante e positivo».
La sua storia è narrata in due libri: “Più forte di prima”, pubblicato nel 2019, e “Bionic rider”, previsto per il 2025, in cui ripercorre il percorso che lo ha portato a vivere una vita “2.0”.
Durante la serata, il Cai Lecco, rappresentato dalla presidente Paola Frigerio e Maurizio Rossi, ha presentato un progetto per riscoprire e riqualificare i vecchi sentieri sul Monte Melma, con un incontro previsto il 14 aprile alle “Officine Badoni”.
Infine, ha partecipato anche l’architetto e designer lecchese Giulio Ceppi, che ha annunciato il marchio “LaStelvio”, dedicato alla pista “Stelvio” di Bormio. L’obiettivo non è creare un brand commerciale, ma preservare un simbolo e un’icona legata al territorio. Tra le prime creazioni, un passamontagna in lana autoctona Ciuta e grafene, con un numero limitato di esemplari per sensibilizzare sulla ricchezza del territorio, oltre alla sua tradizione gastronomica.


