Resegup, dal gioco all’Olimpo delle corse.

Resegup

Ci sono dei tapascioni che si sono presi una città intera. Facevano gare un po’ così, da clandestini. Anche a nuoto e in bici. Poi, «la notizia un po’ originale che non ha bisogno di alcun giornale», ingrossa le fila e, con internet e i social, esplode. Non si gioca più a nascondino, ragazzi. Perché arrivano tutti, in troppi.
Ma lo spirito è quello lì. Di giocherelloni nobili, capaci di nascondere la luna con un dito. Opplà. L’aperitivo in Piazza Cermenati, l’idea guardando il Resegone. I 2Slow, sì, proprio così, i due lenti Paolo Sala e Gianluca Pellecchia, con Luigi Fantoni sangue blu della dinastia resegUppica, si dotano di macchina fotografica e partono. Proprio lì, dal centro di Lecco. E fanno tana liberi tutti. Si inventano questa cosa qui, che nemmeno il profetico Carlo Ratti il giorno della presentazione (questa gara può arrivare a 1000 iscritti, sentenziò) forse poteva immaginare. Beh, se l’ha immaginato magari era reduce da un suo mitico terzo tempo, però…

L’impresa

Perché da sobri, non ci si crede. Si parte dal centro della città, il pomeriggio alle 15.30 (bella idea davvero, grazie…), quando l’asfalto è spesso torrido, poi quella gradinata da maledire ognissanti per andare (finalmente) al sentiero che alla Stoppani portò. Lì, su verso la cima: in quel panorama che spezza il fiato e contorce l’anima, con arrivo in vetta al Resegone. Anche i non fedeli sono costretti a inchinarsi carponi sulle mani chiedendo perdono delle loro imprecazioni (sì, si impreca eccome!). Si scavalla, si fa il Giuff, si torna in Erna, a capitombolo giù dalla Sponda e siamo tutti pronti per tornare a brindare in centro. Tanto, che ci vorrà mai? Qualche oretta, c’è il tramonto e magari lo spritz con una bella olivetta. (2h10’20’’ c’ha messo quel satanasso di Pascal Egli, boh!!)

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Genio e follia

L’originalità confina con la follia e la Resegup vi siede accanto. Ma davvero qualcuno ci potrà mai cascare? Dare retta a questi sciammanati copernicani che rivoluzionano il concetto di corsa in montagna? (e che ora copiano in tanti…, ah ah).
Boom, sì. Ci sono i social, ma non conta più. Perché chi si schiera lì, al pomeriggio, va su e torna giù, è uno yo yo impazzito di emozioni. Si entusiasma, racconta, coinvolge. Sente i brividi, torna bambino. Golinelli è l’icona della potenza schiva di Lecco, deve vincerla anche se non la ama. Lo cercano, lo acclamano. E lui si concede, come Lecco. Con qualche ritrosia. Costretta a fare largo alle fila che si ingrossano, al mito che cresce. Erano 1000, ora 1200. Si parte dal cuore di Piazza Garibaldi, si passa dal cuore di via Cavour, si arriva nel cuore di Piazza Cermenati. Scusate, tapascioni a chi?

Dario Scaccabarozzi

 

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