Daniele Bizzozero: «Io e il Lecco, vi spiego tutto».  Bizzozzero, ex presidente del Lecco, e ancor prima ex presidente del Seregno, si racconta in una intervista a tutto campo dopo i suoi guai giudiziari. Nel maggio di quest’anno infatti è stato condannato  con rito abbreviato a 4 anni di reclusione. L’ex patron bluceleste era stato arrestato nel maggio del 2016 nell’ambito dell’inchiesta del crak Aipa. Si tratta della società incaricata da oltre 800 Comuni sparsi in tutta Italia di riscuotere i tributi locali.

 

Ecco quindi lcuni stralci dell’intervista al Giornale di Lecco in edicola oggi, lunedì 27 novembre.

 

Il cellulare squilla sempre

Il cellulare di Daniele Bizzozero squilla in continuazione. Se serviva una prova che i fili della società di via don Pozzi sono ancora nelle sue mani, eccola. Ma Bizzozero Daniele – per due anni già patron del Lecco, poi due arresti, un fallimento, un’inibizione e un rapporto ormai distrutto con la piazza – è un po’ più di un semplice uomo mercato, oggi. È il braccio operativo di Di Nunno, in un controverso rapporto con i dirigenti ufficiali del presidente. La «gola profonda» che parla con tutti i giornali, ormai, nei giorni di un silenzio stampa senza fine e ragione. Questo nonostante il «Bizzo» si avvicini a Lecco col contagocce e muova tutto dalla sua concessionaria di Milano Certosa.

«Senza calcio vita incolore»

Com’è la vita di Bizzozero lontano dal calcio?
Incolore. A me piace vivere le emozioni del calcio, le partite, gli spogliatoi, l’allenamento… Tutti dicono: «Bizzozero fa il calcio in maniera diversa». No, io lo faccio stando vicino ai miei giocatori. Io continuo a fare il mio lavoro, vendere le auto. In questa concessionaria siamo entrati da maggio. Sopravvivo.
Che giudizio dà sulla stagione attuale del Lecco?
Con la fortuna di avere un presidente come Di Nunno si poteva fare meglio. Io con lui spesso litigo ma siamo sempre amici, e nel calcio dilettantistico è una mosca bianca: ditemi chi paga sempre come fa lui? Ma sbaglia a dare troppa fiducia a certi personaggi: attorno al Lecco c’è stata troppa gente in questi mesi.

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La dirigenza e Di Nunno

Lei contesta a Di Nunno di essersi circondato di troppe persone. Ma non si sente anche lei una persona che può aver destabilizzato l’ambiente?
No. Io sono stato nel Lecco di Di Nunno fin dal primo momento. Moralmente mi sentivo responsabile se il Lecco fosse sparito.
Cioè?
Il 29 maggio il Lecco doveva sparire, ed era pure il mio compleanno. Il giorno prima ero con Di Nunno e gli dico: «Paolo, fai qualcosa. Io non posso perché ho i miei problemi, ma tu…». E lui: «Ma no, non voglio…». Nel frattempo mi chiama Battazza: «Angelo, ti chiamo dopo». Poi sento Motta: «Dottore, chiami Di Nunno perché sembra sia convinto a partecipare all’asta».
E poi?
Di Nunno poi cambia idea: «Io partecipo a una condizione: se qualcuno di Lecco mette i primi 25mila euro». Allora richiamo Battazza: «Angelo, se fai questa mossa il Lecco è salvo». Io penso che una squadra di calcio rispecchi la città. La Nazionale attuale rispecchia la situazione del Paese e del suo governo. Per questo ho lavorato molto ai fianchi con Di Nunno, l’unico che poteva veramente salvarlo. Poi i tifosi possono dire quello che vogliono, ma mi dovrebbero ringraziare.

L’INTERVISTA INTEGRALE A DANIELE BIZZOZERO SUL GIORNALE DI LECCO IN EDICOLA OGGI, LUNEDI’ 27 NOVEMBRE