Elezioni regionali 2018: il presidente della Provincia di Bergamo Matteo Rossi resta fuori dal Consiglio, mentre entra Carretta della lista Gori con ben 3851 voti in meno.

Nomi illustri dem esclusi

Non una sconfitta sua, ma del suo partito e della coalizione capitanata dal sindaco del capoluogo Giorgio Gori. Eppure l’attuale presidente della Provincia di Bergamo, il dem Matteo Rossi, resta fra i grandi esclusi nel nuovo Consiglio regionale come tanti nomi illustri del Partito democratico, come l’ex presidente di Anci Lombardia (già sindaco di Monza) Roberto Scanagatti, per farne uno.

Elezioni regionali 2018: cosa colpisce

Colpisce in effetti che per la coalizione di Centrosinistra, la Bergamasca (che per territorio e popolazione ha ben nove seggi in Consiglio regionale) metta sui due scranni conquistati un altro Pd, Jacopo Scandella, che ha effettivamente battuto Rossi per preferenze 6289 a 5199, ma anche Niccolò Carretta della lista Gori Presidente, che rispetto a Rossi ha preso 3851 voti in meno (ne ha raccolti solo 1348).

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Alchimie della legge elettorale

Alchimie della legge elettorale lombarda e dei pesi attribuiti ai singoli simboli all’interno delle coalizioni. Insomma, non di sole preferenze è fatto il Consiglio regionale lombardo. Contano anche i territori. Per fare un altro parallelismo sempre con la Brianza, ad esempio, in Regione approda l’ex presidente della Provincia di Monza Gigi Ponti, sempre del Pd, nonostante abbia raccolto 4533 preferenze (la performance migliore del suo partito) rispetto alle 5199 di Matteo Rossi, che comunque resta a Palazzo in via Tasso nel proprio ruolo istituzionale.

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