I lavoratori di Aerosol chiedono ai vertici aziendali  chiarezza e determinazione. In arretrato di cinque mensilità e a casa “in ferie” da quasi due mesi, perché lo stabilimento è chiuso, da prima di Natale, dicono “basta”. “Occorre un passo avanti che metta fine alla situazione di assurda incertezza che perdura  da troppo tempo e senza motivo” dicono i Sindacati.

Aerosol ad un bivio

“Adesso basta!”. Questa la risoluzione uscita dall’assemblea degli stessi dipendenti convocata stamattina, martedì,  al centro cultuale Fatebenefratelli dai rappresentanti sindacati Cgil, Cisl e Uil. Dunque per  giovedì è annunciata una mobilitazione per far pressione sulla proprietà che nella stessa giornata sarà impegnata in un incontro con  un papabile acquirente o affittuario del ramo d’azienda. E se le cose non andranno secondo gli auspici, non si esclude un’astensione volontaria dal lavoro.

“Siamo arrivati al dunque” ricapitolava stamane Massimo Fermi della Cisl insieme ai colleghi Celeste Sacchi (Uil) e Nicola Cesana (Cgil). “O si trova una soluzione per la ripresa e dunque la continuità della produzione  a garanzia dei posti di lavoro. O si dichiara  la débacle dell’azienda”. L’appello  è rivolto all’amministratore delegato di Seconda Investimenti, la società subentrata alla storica proprietà della famiglia Fiocchi pagando a quest’ultima 14 euro.  Un prezzo simbolico per la cessione di un’impresa gravata da un debito di diversi milioni di euro. Dai nuovi padroni si attendeva un’iniezione di liquidità che rilanciasse la produzione. Invece nulla.

Le trattative di cessione del ramo d’azienda

Nulla anche sul fronte delle trattative con altre società che avrebbero manifestato interesse a rilevare il ramo d’azienda farmaceutico. Se ne sarebbero fatte avanti almeno due con l’intenzione di dare continuità ad Aerosol. “Ma una è stata di fatto ignorata” asseriscono i sindacati. Dichiarando il sospetto che “qualcuno stia remando contro”. “C’è qualcosa che non riusciamo a capire. Non vorremmo che qualcuno stesse pensando di speculare sulla pelle dei lavoratori trascinando una situazione che invece potrebbe naturalmente risolversi” insinuano prima che .

La richiesta alla proprietà

“Qualcuno si deve far carico di questa situazione così assurda” insistono i sindacati. Consapevoli  che anche l’ad di Seconda Investa, Giovanni Bartolo,  alla fine  è solo il rappresentante in carne e ossa più prossimo di una proprietà   (la società fiduciaria Karma Invest) che ha sede in Lussemburgo e chissà quali e quante diramazioni. “Per giovedì chiediamo alla proprietà di conferire all’amministratore delegato di Aerosol, Tiziano Saggiomo, il mandato di chiudere l’accordo con la multinazionale interessata all’acquisto o all’affitto del ramo d’azienda” dicono i sindacalisti. “Ci aspettiamo un concreto passo avanti. Che vengano fuori allo scoperto finalmente. Perché i lavoratori non ce la fanno più. Hanno bisogno dei loro soldi e di capire dove si vuole andare a parare”.

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Lavoratori in difetto di cinque mensilità

Sono rimasti una settantina – sui 170 che erano prima che qualcuno cominciasse a cercarsi un posto altrove – i lavoratori di Aerosol Valmadrera. Prima che venisse dichiarato lo stato di crisi, a loro erano stati chiesti sacrifici non di poco conto, come di lasciare in cassa all’azienda il dieci percento del loro stipendio. Finché lo stipendio ha cessato di essere pagato del tutto. Oggi avanzano cinque mensilità. I mesi di  agosto, dicembre e gennaio, oltre alla tredicesima e alla quattordicesima.

L’intervento del sindaco

“Ci sono settantacinque famiglie che guardano preoccupate a questa situazione” ha ricordato  il sindaco di Valmadrera Donatella Crippa, intervenuta all’assemblea di stamattina. “Ha dato molto fastidio il fatto che all’ultimo incontro in Provincia la proprietà abbia assicurato che avrebbe pagato gli arretrati e che da lì sarebbe ripartita. I lavoratori sono stati bravi a venire incontro alla loro azienda. Dall’altra parte hanno trovato invece un muro. Adesso vorremmo almeno sapere se la possibilità di vedere Aerosol ripartire è qualcosa di realistico o se si sta giocando…”. L’Amministrazione comunale si è attivata chiedendo un altro incontro al tavolo istituzionale in Provincia. “Più aspettiamo e più ci saranno difficoltà – ha chiosato il primo cittadino – Bisogna spingere adesso”.

Le colpe della vecchia proprietà

Una “situazione assurda”  si è ribadito in chiusura della conferenza stampa che ha fatto seguito all’assemblea.  Inevitabile il riferimento alle supposte responsabilità della vecchia proprietà. “La famiglia Fiocchi è il ‘convitato di pietra’ – ha detto Cesana della Cgil – I nove decimi del disastro sono senz’altro da attribuire alla gestione scriteriata del  passato management. Oggi ne cogliamo il frutto avvelenato. Ma  oggi non siamo nemmeno in grado di dire se la Fiocchi c’entri o meno qualcosa con la nuova proprietà occultata in una serie di scatole cinesi…”.

I lavoratori restano in attesa di ben altre notizie. Auspicando che siano magari anche positive.