Una pillola di dialetto brianzolo. Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata alla lingua brianzola. Curata da Roberto Beretta, cassaghese, autore del dizionario brianzolo-italiano acquistabile in tutte le libreria del territorio. La puntata di oggi è dedicata al scôs.

Dialetto brianzolo: scôs

Ul scôs sta a indicare un parapetto, una soglia o una sponda, mentre ul scôs de la finèstræ è il davanzale.
Scôs è anche il grembo, però è usato in modo specifico a indicare la parte del corpo femminile tra il petto e le gambe quando la donna è seduta. Ciapà in scôs è tenere un bimbo tra le braccia o appoggiato al grembo stando seduta. Tüscôs significa tutto, tutto quanto, allo stesso modo di tütu. Non ho elementi per collegare tüscôs a scôs se non la parola di mia nonna. Lei diceva che era solo una contrazione di tütu el nass de’l scôs, cioè tutto nasce dal grembo materno, io mi fido.
Ul scusaa è il grembiule femminile da legare in vita a protezione del pedàgn, cioè la gonna (in certi posti si dice anche scusànæ), per evitare di sporcarla facendo determinati lavori. Ul scusaa era un indumento che le donne un tempo indossavano dalla mattina alla sera ed era parte integrante del loro abbigliamento, lo toglievano solo quando dovevano uscire di casa o andare in chiesa. Una scusalàdæ è la quantità di roba che ci sta nel grembiule quando, tenendo con le mani il bordo inferiore, lo si usa come contenitore. Per indicare una donna visibilmente incinta si usava dire ghe se vàlzæ seu la scusànæ cioè le se alza la sottana. Scüsà (da pronunciare con la s morbida) va a significare poter fare a meno mentre fa scüsà sta per far bastare. Scüsàbil indica una quantità o una qualità minima ma che si può far bastare. La scüsæ è la scusa, il pretesto e un tempo era anche il foglietto firmato dal genitore (nel caso fosse capace di scrivere) per giustificare l’assenza del figlio a scuola. Un strasc d’una scüsæ è una giustificazione banale e poco credibile. Chi accampava scuse pretestuose subiva ovviamente una scürlìdæ cioè un rimprovero pesante. Di suo scürlï significa scuotere, sballottare e scürlï ul coo è il muovere la testa per mostrare il proprio diniego.