Una pillola di dialetto brianzolo. Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata alla lingua brianzola. Curata da Roberto Beretta, cassaghese, autore del dizionario brianzolo-italiano acquistabile in tutte le libreria del territorio. La puntata di oggi è dedicata all’urègiae (orecchia).

Dialetto brianzolo in pillole: urègiae

L’urègiæ è l’orecchio e al plurale diventa urécc. Con urègiæ si identificano anche altre cose, tipo la piega a triangolo che si fa in alto alla pagina per tenere il segno, la lama dell’aratro che allarga i solchi, l’estremità piegata e talvolta forata di mestoli, utensili o altro per poterli appendere o anche, con un termine più canzonatorio che offensivo, per indicare un gay o una persona dagli atteggiamenti un po’ effeminati. Sul bordo di secchi o pentole di ferro o rame, i due anelli dove è infilato e gira il manico si dicono urécc. Dulùr d’urègiæ è l’otite mentre quéll di urécc l’otorino.
Urègiæ impanàdæ è uno dei tanti termini per indicare un idiota, mentre e uregiàtt è una persona falsa e ingannatrice. Il fiorellino azzurro non ti scordar di me in tante nostre zone è detto urègiæ de ratt. Un detto conosciuto è el gaa amò i prïmm urécc, spesso usato per indicare un ragazzo o una persona inesperta, tuttavia il vero significato andrebbe a indicare chi, già avanti con gli anni, nei modi e nei comportamenti insiste ad atteggiarsi giovane, coprendosi un po’ di ridicolo. In occasione di un compleanno si usa ancora oggi tirà i urécc. L’usanza è millenaria e da sempre usata nelle nostre zone, però la motivazione è poco conosciuta. Un tempo si credeva che le orecchie fossero la sede della memoria, come si riteneva che i ricordi che si accumulavano con il passare degli anni occupassero sempre più spazio. Tirando le orecchie si intendeva simbolicamente aumentare lo spazio dove i ricordi potessero trovare posto, ricordando così al festeggiato che gli anni passavano anche per lui.