Salvini ha spostato l’udienza prevista in tribunale a Lecco per la mattinata di ieri, durante la quale avrebbe dovuto testimoniare contro don Giorgio De Capitani, a processo per diffamazione proprio nei confronti del segretario del Carroccio. Il leader della Lega era infatti a Strasburgo per congedarsi dal Parlamento Europeo. E ha dunque posto un legittimo impedimento alla sua presenza in tribunale. Un fatto che non è passato inosservato soprattutto da don Giorgio, che lo ha attaccato dalle colonne del suo blog.

Salvini attaccato da don Giorgio

“Matteo Salvini vuole zittire tutti i suoi oppositori con la minaccia delle querele, però delega i suoi avvocati (quanti ne ha a sua disposizione?) di sostituirlo in tutto e per tutto. Troppo comodo! Sposta il tuo sedere non solo a girare l’Italia per farti osannare per il risultato ottenuto, e vieni anche ai Tribunali, anche perché dovrai affrontare le ragioni per cui qualcuno ti ha apostrofato. I processi sono fatti anche per questo: per ascoltare anche le ragioni degli imputati” ha scritto l’ex parroco di Monte di Rovagnate sul suo blog.

Battaglia per la libertà di pensiero

“Certo, i politici come te se la godono di una legge che ancora vige in Italia, per cui per essere condannato basta una parola ritenuta “offensiva”, col solito ritornello noioso e stucchevole secondo cui: “la persona” è stata violata nella sua dignità! Ed è anche per questo che porto avanti i miei processi, con l’intento non tanto di ottenere una assoluzione, quanto di battagliare in favore della libertà di pensiero, di opinione, che in Italia sembra ancora un tabù da esorcizzare. Non credere, se e quando verrai al Tribunale di Lecco, di sentirti come al mercato dove in questi giorni stai sfottendo i tuoi avversari politici” ha continuato il sacerdote.

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Cittadino vs parlamentare

E’ lunga l’argomentazione di don Giorgio De Capitani. Determinato a far valere le proprie ragioni davanti al giudice, contro quello che potrebbe essere il futuro premier italiano. “Dirò al Giudice che non può essere giusto un processo, dove l’imputato è un cittadino comune che può essere querelato e condannato, mentre l’accusa è protetta dalla legge dell’immunità parlamentare. Dirò al Giudice che è semplicemente scandaloso che alcune parole ritenute “offensive” siano soggette a condanne solo perché sono ritenute lesive della dignità della singola persona, senza incidere sul contesto sociale, mentre atteggiamenti, gesti e anche parole di certi politici che incitano alla violenza sociale non lo siano”. L’udienza è stata rinviata al prossimo 11 aprile.