Una rete di soggetti per proteggere i soggetti più fragili: è nato il Presst Casatese.  E’ questa, in sintesi, la filosofia che ha guidato Ats Brianza, Asst Lecco, Retesalute, Federfarma, i medici di base, i sindaci di Casatenovo, Monticello e Missaglia e le case di riposo di Casatenovo e Monticello a firmare un accordo di programma per dare vita al primo Presst (Presidio socio sanitario territoriale) della Brianza casatese e meratese.

Presst Casatese, c’è la firma

A presentarne il progetto sono stati, sabato mattina in sala Teodolidna a Missaglia, i primi cittadini Bruno Crippa, Luca Rigamonti (Monticello), Filippo Galbiati (Casatenovo e presidente del distretto di Lecco), il direttore sociosanitario di Ats Brianza Oliviero Rinaldi, il presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci Maria Antonia Molteni, il coordinatore dei medici di medicina generale Carlo Pirovano, il direttore sociosanitario di Asst Lecco Enrico Frisone, il presidente dei Retesalute Alessandro Salvioni e il presidente di Federfarma Lecco Andrea Braguti.

Un bacino di 25mila abitanti

Il fine dell’accordo, che si svilupperà su un bacino di 25mila abitanti tra Casatenovo, Monticello e Missaglia (sulla scorta dell’esperienza del primo Presst lecchese in Valsassina) è di farsi carico in modo integrato delle necessità di pazienti, siano esse prettamente sanitarie (dal primo soccorso al ricovero) o sociosanitarie. «Abbiamo la dimensione ottimale per la giusta prossimità di accesso ai servizi e per una corretta presa in carico dei pazienti – ha sottolineato Galbiati – Lo stimolo è nato dai medici di base, ma ha ora coinvolto tutti gli anelli della catena dei bisogni del cittadino fragile, sia cronico che non. E’ un lavoro che è all’inizio e che non possono svolgere solo le istituzioni: in una seconda fase è necessario aprirsi ai soggetti privati che ricoprono un ruolo importante, ad esempio nel trasporto degli anziani e dei disabili, e al mondo associazionistico. La specificità di questo territorio è inoltre la presenza dell’Inrca, che io vedo in futuro come un possibile erogatore di servizi sanitari “veri”, supplendo in parte a quanto già svolge egregiamente il Mandic».