Lecco in piazza per la pace in Siria e in tutto il Medio Oriente.

Lecco in piazza per la pace

“Cessate il fuoco! Fermiamo le guerre in Medio Oriente”. Questo l’accorato appello lanciato oggi pomeriggio dai tanti lecchesi che intorno alle 18 si sono ritrovati davanti a Palazzo Bovara, sede del Comune, raccogliendo l’invito lanciato dal Comitato lecchese per la pace e la cooperazione tra i popoli e dalla Tavola della Pace della provincia di Lecco. Tra i partecipanti anche gli assessori lecchesi Simona Piazza, Francesca Bocina, Gaia Bolognini e Riccardo Mariani e il prevosto don Franco Cecchin. Tra le bandiere arcobaleno spiccava anche lo striscione Free Open Arms.

(Foto Mario Stojanovic)

Medio oriente sotto assedio

“Da troppo tempo si muore in Siria, in Palestina, in Libia, in Egitto, in Iraq, nello Yemen, nella regione a maggioranza curda … il Medio Oriente ed il Mediterraneo si stanno trasformando in un immenso campo di battaglia. Ora il rischio della deflagrazione di un conflitto che coinvolga le super potenze mondiali è reale. Le conseguenze possono essere tragiche ed inimmaginabili” spiega Guerrino Donegà a nome dei promotori dell’iniziativa per la pace di oggi. Una manifestazione che sicuramente sarebbe piaciuta a Vik Arrigoni, il pacifista brianzolo morto sette anni fa proprio a Gaza.

“Basta guerre, basta morti, basta sofferenze”.

“Milioni di persone, in tutto il mondo, di tutte le culture e religioni, stanno dicendo: “Basta guerre, basta morti, basta sofferenze”. E noi con loro.Guerre  producono guerre, le cui vittime sono le popolazioni civili, oppresse e private dei propri diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita.Vanno fermate le armi, bloccate le vendite a chi è in guerra. Ora, subito. Va fatto rispettare il diritto internazionale: è la sola condizione per proteggere la popolazione civile, fermare l’oppressione e l’occupazione, attivare la mediazione tra le parti in conflitto”

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Bisogna aiutare le vittime, curare i feriti, soccorrere chi fugge dall’orrore.

“Non si può più attendere e rinviare decisioni e responsabilità. Il limite è superato da tempo. Ora, subito, bisogna aiutare le vittime, curare i feriti, soccorrere chi fugge dall’orrore. Poi bisognerà punire i responsabili, riconoscere alle popolazioni i loro diritti e sostenerle nel percorso d emocratico, civile, di libera zione.Noi ci rivolgiamo all’Unione Europea che deve prendere un’azione politica forte di pacificazione coerente con principi e valori fissati nel Trattato, nella Carta Europea dei Diritti Umani, negli Accordi e nelle Convenzioni internazionali. L’Unione Europea faccia da mediazione e riporti al dialogo gli Stati Uniti e la Russia”.

Il grido: non violenza

“Chiediamo al nostro paese di essere protagonista di pace, di mettere in atto il “ripudio della guerra” non concedendo le basi per operazioni militari e di avviare una politica di pace nel Mediterraneo. Nessuno deve sentirsi impotente. Questo è il momento per tu tti di agire per la riconciliazione.Noi faremo la nostra parte, con le campagne per il disarmo, con gli interventi civili di pace, con la diplomazia dal basso, con il sostegno a chi opera per la pace anche dentro ai conflitti, per dare voce a chi crede ancora nella fratellanza e nella nonviolenza. Ora, subito”.