Atleta paralimpico nato in Guinea Bissau ha fatto visita alla scuola meratese durante l’assemblea di istituto. La sua è una storia eccezionale. Un esempio per molti.

Atleta paralimpico e la sua storia

Valeriano Augusto nasce in Guinea Bissau. All’età di due anni viene colpito dal morbillo e, poiché in Africa è improbabile non esporsi al sole, la malattia degenera e si aggrava. Il risultato è stato la perdita totale della vista. Preso a cuore da una suora italiana, viene fatto portare nella nostra Nazione per le cure. A sei anni la prima operazione che gli ha ridato la possibilità di vedere da un occhio. “Nel mio Paese nativo non concepivano l’idea che fossi cieco. Mi chiedevano di leggere alla lavagna, di copiare ciò che il maestro scriveva. Non potevo farlo, non riuscivo a farlo. La loro soluzione per ovviare al problema era prendermi a bacchettate”. L’arrivo in Italia non è stato semplice. “Ero completamente analfabeta, non me ne vergogno a dirlo. I miei genitori affidatari sono stati meravigliosi. Mi hanno aiutato a imparare la lingua e a studiare”. Nel 2002, dopo 2 anni dal suo arrivo, il padre affidatario è deceduto. “E’ stato un duro colpo per me. Mia mamma è stata meravigliosa. Quella tragedia ci ha molto uniti”. Augusto, in seguito,  prosegue con il percorso di studi e arriva ad ottenere una laurea in lingue. La sua vita è piena di successi, in atletica e non solo.

Never give up

Mai arrendersi! Questo è il suo motto. “Questa difficoltà, questa disabilità, avrebbe potuto farmi rinchiudere in me stesso e farmi arrendere. Io l’ho invece colta come una sfida. Faccio tutto nella vita. Ho studiato, lavoro, faccio sport, faccio volontariato. Quello che voglio far capire è che nella vita bisogna essere più forti di tutto”. Poi il discorso si è focalizzato sull’atletica. “Amo giocare a calcio e ho sempre pensato che fosse il mio sport. Per fare un favore ad un mio compagno di università, però, mi sono affacciato al mondo dell’atletica: serviva il quarto staffettista e per amicizia ho accettato il suo invito. Lì ho capito che l’atletica non è un ambiente dove si gareggia soli. Ci si sente parte di un team”. Da quel giorno i suoi risultati parlano da soli. “Sono stato più volte campione italiano. Detengo il record sui 60 e 200 metri indoor. Ho anche partecipato ad un mondiale e ad un europeo assoluto. Sono entusiasta di ciò che sto facendo. Non mi sento però arrivato. Posso e devo fare di più”.

Leggi anche:  Malore misterioso in centro, grave un'anziana

La conferenza all’Agnesi

Settimana scorsa la presenza, durante l’assemblea di istituto, al liceo meratese. “Un’esperienza fantastica. Mi ascoltavano con grande interesse e curiosità. Non si sono fatti nessun problema a parlare anche della mia disabilità. E’ stata per me quindi una grande occasione per dimostrare che, nonostante io sia ipovedente e nella quotidianità le difficoltà sono molte, nella vita si può e si deve sempre lottare per arrivare ai propri obbiettivi. Never give up!”.