Lascia casa e lavoro. E parte per la Thailandia per consentire al figlio di diventare un campione di muay thai. La boxe thailandese. Quella che arriva dall’Isola Bergamasca, tra Terno d’Isola e Medolago, è una storia che sembra la trama di un film. Ma come sempre, la realtà supera la fantasia. L’abbiamo raccontata sul Giornale di Merate. Ve la riproponiamo integralmente.

Lascia casa e lavoro per amore del figlio

Vende tutto, lasciando il paese di origine alla volta del Sud Est Asiatico, per inseguire il sogno del figlio. E per permettergli di diventare un campione di muay thai, disciplina meglio nota come boxe thailandese. Quella della famiglia Sara è una storia di grande resilienza. Di come un padre e un figlio hanno saputo affrontare la dolorosa perdita di Valeria, moglie e madre amorevole, e di come lo sport abbia saputo curare le loro ferite dell’anima. Mirko Sara aveva una vita comune a Medolago. Una bella casa, un lavoro da camionista ben pagato e una bellissima moglie che nel 2001 gli ha donato Alex, la sua più grande gioia. «Di Alex eravamo innamorati – spiega il papà – E’ sempre stato vivace, ma dolce e buono. Già nel periodo dell’infanzia i in lui è cresciuta una grandissima passione e a nove anni ha seguito il suo primo allenamento di muay thai. Inizialmente eravamo spaventati, vendendolo lottare con ragazzi molto più grandi di lui, ma quando finiva gli allenamenti era così felice che non potevamo nemmeno pensare di negargli quella gioia».

Alex diventa matura il talento per il muay thai

Gli anni passano ed Alex diventa sempre più bravo. Un giorno l’allenatore propone ai coniugi Sara di portare il bambino in Thailandia per apprendere al meglio l’antica disciplina degli «otto punti» (sono consentiti colpi con mani, gomiti, ginocchia e piedi). «Doveva essere una vacanza di alcune settimane, ma quando abbiamo constatato la differenza tra i loro e i nostri allenamenti ho deciso di prendere alcuni mesi di aspettativa dal lavoro. Volevo aiutare Alex a professionalizzarsi in questo sport. Dopo qualche mese siamo rientrati in Italia, ma il nostro ragazzo era triste e apatico. Gli mancava tutto: gli allenamenti, i panorami incantati, la natura selvaggia. Non potevo vederlo così».

La decisione di partire

Ed è a quel punto che Mirko Sara prende una decisione drastica. Dettata dal puro amore verso il figlio. E sceglie di trasferirsi definitivamente in Thailandia a vivere. «Ho fatto una follia, me ne rendo conto. La maestra di Alex mi diceva che trasferirlo in un luogo così diverso lo avrebbe probabilmente sconvolto. Io però credevo in lui e nella sua grande passione, così a gennaio mi sono licenziato e siamo partiti con un biglietto di sola andata per la Thailandia». E’ il 2013. In un primo momento partono solo il padre e il ragazzo. Valeria rimane a casa, a Medolago. «Purtroppo mia moglie non è partita con noi, ma è rimasta a lavorare in Italia anche per darci un aiuto economico. E’ stato un brutto momento. Per me stare lontano dalla donna che amavo era una grande sofferenza e per lei non essere con me e con il suo bimbo, che aveva cresciuto con tanto amore, era pesantissimo. Quando a luglio è riuscita a raggiungerci, io sono poi ripartito per l’Italia per sbrigare le ultime faccende burocratiche».

La morte della moglie

Mirko e la moglie Valeria decidono di vendere tutto ciò che hanno a Medolago: i mobili, l’auto, per potersi mantenere in Thailandia e poter comprare una piccola casa dove vivere. «Il terzo giorno, mentre sistemavo gli ultimi documenti prima di ripartire per la mia nuova vita, ha squillato il telefono. Mi hanno detto che era successo un incidente, che mia moglie era quasi annegata e stava lottando tra la vita e la morte. Sono partito immediatamente. Quando sono arrivato in Thailandia sono corso in ospedale. Ho trovato mia moglie in coma, in fin di vita. Non ho avuto nemmeno il coraggio di parlarle ma Alex, piccolo ometto coraggioso, è entrato nella stanza e ha promesso alla mamma di continuare ad allenarsi ininterrottamente. Il giorno dopo Valeria si è spenta per sempre».  E’ a quel punto che Mirko decide di mollare tutto di nuovo. «Preso dallo sconforto sono tornato in Italia, ma Alex non voleva venire con me. A Medolago del resto non avevamo più nulla, i parenti miei e di Valeria mi dicevano che lasciarlo da solo in Thailandia era una follia, che sarebbe stato male senza un genitore vicino. Preso dai rimorsi e dalla confusione di quei giorni ho quindi deciso che era arrivato il momento di riprendere in mano la mia vita, di nuovo».

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Rialzarsi dalla caduta

Un nuovo viaggio in Thailandia, per cercare di rialzarsi dal momento più difficile della sua vita. «Sono tornato in Asia e ho iscritto mio figlio ad una delle migliori scuole di muay thai di tutto il Paese. Gli allenamenti erano massacranti: sveglia alle 4 del mattino e combattimenti fino alle 19, ma Alex era finalmente felice. Spesso diceva che era fortunato, perché poteva seguire la sua grande passione». Sono passati cinque anni da quella tragedia. Che Mirko e Alex, legati da un rapporto che va oltre l’amore di un padre verso il figlio, hanno saputo superare. «Mio figlio ora ha 16 anni, non è stato facile ma ha collezionato vittorie in ogni luogo dell’Asia. A breve sarà protagonista di un incontro a Roma. E’ un ragazzo intelligente e sereno. So che molti giudicheranno male la mia scelta: viviamo in una stanza sopra alla palestra in cui si allena, non abbiamo più nulla, case, auto, investimenti, però abbiamo qualcosa di meglio. Qualcosa che non si può acquistare, un forte amore per la vita che ci ha donato la possibilità di ricominciare».

Una nuova vita

Una vita che ha riservato dolori, ma anche una seconda possibilità. «Ovviamente a volte mi manca la mia vecchia vita, mi mancano gli amici di Medolago, quelli con cui condividevo tutto. Mio figlio porta il nome di uno di loro scomparso in un incidente automobilistico. Mi manca la mia bella casa a Terno d’Isola, ma soprattutto il sorriso di mia moglie. Valeria era un raggio di sole e spesso pensando a lei mi agito e mi deprimo, perché mi manca e vorrei poterla riabbracciare. La mia unica luce ora è mio figlio e vederlo felice mentre corre al tempio con i suoi compagni non ha prezzo». Una storia forte, profonda, toccante. Di come ci si possa sentire una famiglia anche solo in due. A migliaia di chilometri dalle proprie radici nell’Isola Bergamasca. «Ho voluto raccontare la mia storia perché vorrei dirvi che nonostante la vita sia piena di brutti momenti i sogni si possono realizzare. Lo sport è un medicinale fortissimo che ha guarito le mie ferite emotive e quelle di Alex. Devo tanto al muay thai e alla nostra attuale palestra che aiutato mio figlio sul ring e nella vita. La strada è ancora lunga ma noi non ci arrendiamo sempre a testa alta pronti a lottare per i nostri sogni».