I gruppi di sostegno contro l’alcolismo hanno due facce, quella degli Alcolisti Anonimi e quella di Al-Anon, l’associazione che riunisce i famigliari e gli amici degli alcolisti.

Alcolismo  una malattia di tutta la famiglia

Loro sono l’altra metà dell’inferno, più che del cielo: sono i famigliari e gli amici degli alcolisti, parte integrante pure loro del problema che vorrebbero risolvere. L’alcolismo infatti è una malattia non del singolo individuo, ma dell’intera famiglia. Per questo anche loro, come gli Alcolisti Anonimi, hanno un’associazione che è autonoma, indipendente e senza obblighi. E anche loro operano secondo i medesimi principi dell’anonimato e della riservatezza e attraverso il medesimo strumento della condivisione delle esperienze quale mezzo per giungere a una presa di consapevolezza di sé e del problema.

I gruppi fondamentali per imparare a guardare al problema in modo diverso

Al-Anon si riunisce ogni martedì e giovedì sera in piazza della Vittoria a Cernusco Lombardone, contemporaneamente agli Alcolisti Anonimi, ma nella stanza accanto. Perché separati e distinti sono – e devono rimanere – i percorsi che i due gruppi devono compiere. “Al-Anon mi ha insegnato ad affrontare il problema con un’ottica diversa”, spiega un membro del gruppo che anni fa, a causa dell’alcolismo, ha perso la moglie.

L’importanza del gruppo: “Mi ha dato la forza di affrontare il problema”

“Nel gruppo Al-Anon ho trovato persone che avevano il mio stesso problema, che affrontavano le mie stesse situazioni e che vivevano i miei stessi stati d’animo. I famigliari degli alcolisti si trovano purtroppo a vivere una situazione insostenibile. Soprattutto vengono sopraffatti da una serie di stati d’animo negativi: ansia, preoccupazione, vergogna e senso di colpa, ma anche da sentimenti distruttivi come rabbia, risentimento, rancore finendo stritolati anche loro in una spirale insopportabile di sconforto, solitudine e disperazione”.

Leggi anche:  Via Ca’ di Sbir a Valmadrera chiude da lunedì fino al 13 luglio

Il primo passo

“Può sembrare terribile, ma ammettere la propria impotenza di fronte ad una persona cara che a causa dell’alcol ha perso il controllo della propria vita, come dice il primo passo, è davvero il punto di partenza del recupero anche per noi famigliari. Solo così possiamo cominciare a ritrovare un po’ di serenità e di equilibrio, e a guardare al problema con un’ottica diversa. Il percorso è spesso lungo, difficile e doloroso. E non tutti purtroppo ce la fanno”.

La toccante testimonianza è pubblicata in maniera integrale sul Giornale di Merate in edicola da martedì 1° maggio.