Fusione del Parchi: interviene l’associazione Monte di Brianza. Nei giorni scorsi è ufficialmente nato il comitato per il no alla fusione del plis Monte di Brianza  nel Parco di Montevecchia. Cittadini, cacciatori, pescatori sportivi, proprietari terrieri hanno deciso quindi di iniziare una raccolta di firme e di costituire un comitato spontaneo per manifestare il proprio dissenso alla fusione del Plis. Ora, sulla vicenda, inreevuene anche l’Associazione Monte di Brianza.

Associazione Monte di Brianza

Il sodalizio nasce nel marzo del 2013 dall’esperienza del Comitato per il Parco Locale del Monte di Brianza: un gruppo di cittadini ed associazioni, tra cui i CAI di Calco e di Oggiono, che nel luglio 2010 ha deciso di organizzarsi per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni locali circa la necessità di tutelare il territorio del Monte di Brianza.

La posizione del sodalizio

Pubblichiamo integralmente il contributo dell’associazione.

“Voler difendere i propri interessi, intesi anche come lo sfruttamento di terreni e boschi, è legittimo. Tuttavia, leggendo l’articolo in questione si intuisce come il problema sia proprio l’esasperazione di questo diritto. Infatti, la visione esclusivamente privata delle cose (questo è mio e ci faccio quello che voglio io) e la difesa di interessi corporativi impedisce che vengano colte delle occasione e delle opportunità per tutti”.

“Manca una visione globale”

“In questo modo, la mancata visione di benefici collettivi e condivisi da una intera comunità costringerà o meglio, condannerà, questa a non compiere progressi sulla strada della promozione anche in chiave economica di un territorio. Siamo particolarmente colpiti dal fatto che, tra i promotori dell’iniziativa, oltre ai proprietari di terreni e boschi, ci siano cacciatori e pescatori, i quali, da utilizzatori dell’ambiente, invece e paradossalmente, trarrebbero grandi vantaggi da una gestione puntuale del territorio che vada nella direzione del miglioramento ambientale”.

Un territorio compromesso

“Forse queste persone intendono continuare ad oltranza le loro attività sfruttando sempre di più un territorio compromesso e che, di fatto, non è in grado di sopportare altra pressione stante il livello di degrado e di compromissione di boschi e campagne? Ci interroghiamo su come sia possibile mettere in campo una politica ed una visione così miope, autolesionistica e, in fondo, suicida. Forse queste persone non si rendono conto che, quando ambiente e territorio saranno finiti a causa anche dell’abbandono a cui sono stati lasciati, lo saranno per tutti! La loro richiesta, ma anche la loro pretesa, è quella che le cose continuino a restare così come sono; auspicano una fruizione libera dell’ambiente che ci circonda e che ci da vita, dimenticando che, questa, in quanto uno degli aspetti della convivenza civile, ha bisogno di poche regole ma da rispettare e condividere da tutti”.

L’appello

“Da parte nostra vogliamo fare infine un forte appello a tutte quelle persone e associazioni che hanno a cuore le sorti dell’ambiente, del paesaggio e del territorio perché facciano sentire la loro voce a sostegno di quelle amministrazioni che, avendo una visione lungimirante, hanno convintamente deciso di credere in questa occasione di crescita per l’intera comunità e non solo per pochi”.