Facebook è per molti… ma non per tutti. Strigliata in Comune e Lecco. E negli altri Comuni?

L’uso di Facebook

Il segretario generale di Palazzo Bovara  Sandro De Martino  ha formalmente ricordato al personale municipale che non  è lecito denigrare  il datore di lavoro postando critiche  e giudizi.  La missiva fa riferimento ad «alcuni episodi, non solo recenti» in cui «dialoghi, commenti e valutazioni effettuate su Facebook» sono poi finiti sui giornali, cartacei e on line. Sicché, oltre che una raccomandazione, la lettera di De Martino è anche un richiamo, per non dire un avvertimento ai dipendenti del Comune di Lecco

I confini tra libertà di critica e diffamazione

«Quando la manifestazione del proprio pensiero, pur se costituzionalmente garantita dall’art. 21, si trasforma in critica mossa nei confronti dello stesso datore di lavoro, occorre che la critica rimanga nell’ambito del lecito, senza sconfinare nell’ambito della diffamazione, che, essendo un reato, è interdetta al lavoratore come a chiunque altro» recira il testo di Mariele Cottone «Il Lavoro nella giurisprudenza».

Come gli amministratori usano Facebook

Ma ormai da tempo la rete è diventata strumento “di lavoro”, di sfogo, di vita quotidiana per tanto amministratori e politici lecchesi. Dall’onnipresente ed iper social sindaco di Pescate  Dante de Capitani, al consigliere comunale pentastellato Massimo Riva, assiduo frequentatore di gruppi di discussione. C’è chi ha doppi profili come Raffaele Straniero o Flavio Nogara, o chi usa il più noto dei social media per pubblicizzare in toto la propria attività politica come Poalo Arrigoni. Non mancano le curiosità come a Galbiate, dove il messo comunale gestisce con maestria il gruppo Facebook del Comune.

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