Don Luigi Ciotti è tornato a Lecco stamattina. “Correte ragazzi e sentitevi liberi, sentitevi vivi”. Così il fondatore di Libera, associazione contro i soprusi di tutte le mafie,  agli studenti lecchesi riuniti nel cortile della Pizzeria Fiore ad ascoltarlo prima di cimentarsi nella “staffetta della legalità”.

Don Ciotti e il primo compleanno di Fiore

Duplice l’occasione che ha riportato don Ciotti in città. Festeggiare il primo compleanno dell’attività aperta dentro i locali confiscati dallo Stato alla ‘ndrangheta del clan Trovato. Ricordare l’amico Paolo Cereda, prematuramente scomparso lo scorso settembre.  “La Pizzeria Fiore è il sogno nel quale egli ha creduto fin dal principio. Fin che questo “fiore” cresce Paolo è vivo. Perché è la memoria viva che si traduce ogni giorno in responsabilità, impegno e fatti concreti  il modo migliore di ricordarlo” ha detto il sacerdote. “Questa pizzeria non è come le altre, c’è un’anima, una storia, vita. C’è qualcosa di più”.

La staffetta della legalità

La staffetta  che si è svolta in via Baracca, chiusa al traffico per l’occasione, rivestiva più significati. “Lo sport insegna a credere in noi stessi. Il vero valore nello sport non si misura solo dalle vittorie. Si può anche perdere. E la sconfitta insegna ad accettare i limiti e ripartire per provare a migliorarsi” ha detto don Ciotti.

Altro valore nobile dello sport è quello di aggregare. “Ma anche di sgretolare le gerarchie sociali” ha fatto notare il sacerdote. “Ai nastri di partenza siamo tutti uguali, tutti con le stesse possibilità di giocarsela fino in fondo”. Lo sport è “una goccia di democrazia”. Ma anche spirito di squadra, bene per la collettività.  “Oggi  corriamo insieme perché abbiamo bisogno di camminare insieme”. E’ così che si conseguono le belle vittoria sulla mafia. “Col cuore correremo per Paolo, perché il suo sogno continui. Lecco è una città meravigliosa, non possono essere pochi personaggi a sporcarla”.

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“Scuola datti una mossa”

Don Ciotti ha pure invitato la scuola – insegnanti, studenti, genitori – a darsi una mossa. Perché nel frattempo “la mafia è cambiata”. Meno sanguinaria, più sottile, corruttiva, tesse nuovi e potenti intrecci tra criminalità e finanza economica.  E allora va bene coltivare la memoria, commemorare la stagione delle stragi, Falcone e Borsellino, “ma non si può restare fermi a 26 anni fa”.  “Aiutiamo i ragazzi a leggere l’oggi” l’appello. La metafora dello sport è eloquente:  “Solo unendo le nostre nostre forze il cambiamento è possibile. Sentirsci parte  di una staffetta ci aiuta a riscoprire il valore del noi. Facciamo dello sport un veicolo di cultura e responsabilità”.

“La legalità non sia una bandiera astratta”

“Diffidate da chi vi dice, a parole, che è per la legalità. Chi mai vi dirà che è contro?  C’è una grande confusione al riguardo. La legalità non può essere una bandiera astratta. Non fate della legalità un idolo. Non è l’obiettivo, ma il mezzo per arrivare alla giustizia. La legalità è la saldatura tra la nostra responsabilità e la giustizia”.