Dazi Usa, i rischi di una guerra commerciale per l’agroalimentare bergamasco. A proporre una riflessione su un tema ampiamente dibattuto negli ultimi giorni è Coldiretti Bergamo: “Serve sistema di regole chiare e condivise che tuteli i nostri prodotti all’estero”.

Dazi Usa, Trump preoccupa

Gli agricoltori bergamaschi guardano con apprensione al pericoloso terreno di scontro che si è creato dopo le decisioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump relative ai dazi applicati all’acciaio.

“La situazione non è delle più rosee – ha affermato Coldiretti Bergamo – infatti c’è il rischio che si inneschi una guerra commerciale tra USA e Unione Europea come ritorsione alle misure decise dall’amministrazione americana sull’acciaio e l’alluminio, uno scontro che si potrebbe estendere anche ai prodotti agroalimentari da e per gli Stati Uniti”.

L’export negli States

L’export negli States è infatti una voce sempre più importante per l’agroalimentare della provincia di Bergamo che negli anni si è consolidato ed è passato da 1.049.484 euro del 1997 ai 130.252.284 euro del 2016. La crescita ha seguito un trend positivo anche nel 2017. La parte del leone la fanno le bevande con un importo di 122.281.250 di euro, seguono i prodotti da forno e farinacei con 2.905.039 euro e i prodotti lattiero caseari con 2.800.221 euro.

L’import dei prodotti alimentari dagli Usa verso la provincia di Bergamo nel 2016 si sono attestati a 1.303.815 euro. Di contro l’export dell’agroalimentare bergamasco verso gli States (sempre nel 2016) è così frazionato:

“Se ciò accadesse sarebbe un danno enorme per il nostro Paese visto che gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna, con circa 4 miliardi di esportazioni di cibo e bevande, in aumento del 6% nel 2017 – ha sottolineato Coldiretti Bergamo – Un rischio a cui è inevitabilmente esposto anche l’agroalimentare Made in Bergamo”.

Il protezionismo esasperato non è la risposta

“La risposta alla globalizzazione – ha spiegato Coldiretti Bergamo – non può e non deve essere un protezionismo esasperato come l’imposizione dei dazi. Tale scelta sarebbe un suicidio economico per l’Italia che esporta volumi importanti di prodotti agroalimentari e avrebbe pesanti ripercussioni anche sul comparto bergamasco. Le strategie da seguire sono altre”.

Servono regole condivise

Secondo Coldiretti Bergamo per evitare rovinose guerre commerciali è necessaria l’applicazione di un ragionato e condiviso sistema di regole che non solo valorizzi ma difenda anche la qualità dei prodotti agroalimentari.

“Percorrendo questa strada – sottolinea l’Organizzazione Agricola – si creerebbe un sistema che andrebbe a contrastare l’annoso e grave fenomeno dell’Italian Sounding che sui mercati esteri per l’Italia vale oltre 60 miliardi di euro. E’ auspicabile che in un mercato sempre più allargato la qualità non sia data solo dal nome ma anche dalla garanzia degli standard sanitari e dall’identità, un valore aggiunto che rende uniche molte delle nostre produzioni. Purtroppo il settore agroalimentare troppo spesso è considerato merce di scambio nelle trattative internazionali e non si tiene nella giusta considerazione le pesanti ricadute sul nostro territorio che queste scelte comportano dal punto di vista economico, occupazionale e ambientale”.