Una pillola di dialetto brianzolo. Torna l’appuntamento con la rubrica dedicata alla lingua brianzola. Curata da Roberto Beretta, cassaghese, autore del dizionario brianzolo-italiano acquistabile in tutte le libreria del territorio. La puntata di oggi è dedicata al can.

Dialetto brianzolo: can

Ul can (o cagneu) è il cane mentre ul cagnulïnn è il cagnolino. La càgnæ è la cagna, nello specifico quando è in calore, però sta a indicare anche una donna che si concede con facilità. La cagnètæ è la cagnolina, ma anche una donna bisbetica e irritante. Ul cagnàtt è l’accalappiacani invece il canile è la cagnetèræ. Non ci addentriamo nelle razze dei cani che sono tante, però da ricordare ul can burdòcch, un cane di razza non ben definita in genere tenuto alla catena a guardia di proprietà o fienili, ul can de cèrchæ che era addetto a scovare la selvaggina, ul can de trìfulæ che è il cane da fiuto e ul can barbïnn, il barboncino o altro cane di piccola taglia che era il cane da compagnia di signore o nobili. Ul can gross è una persona importante e influente ed è risaputo che i can gross se pìen miæ intrà de lur, cioè ricchi, potenti e nobili tra di loro non si fanno del male. Na de can è non stare bene di salute o andare male negli affari, véss un can è essere una persona ignobile o anche solo spilorcia, pisà me un can nuéll significa essere inesperto, mentre vèsich gna un can è quando non c’è proprio nessuno. Parï un can bastunaa è essere deluso e avvilito, mentre véss ligaa me’n can a la caénæ è la condizione di chi ha troppo da fare al punto di non avere tempo per se stesso. I proverbi con soggetto il cane si sprecano, e alcuni sono ben conosciuti. Vuré drizzàch i gamp al can per dire di voler fare qualcosa di impossibile, a sta cunt i can se ciàpæ i piöcc cioè frequentando cattiva gente c’è da aspettarsi qualche brutta conseguenza, chi el veur cupà ul so can el treuæ sémpru la scüsæ a significare che anche per una azione sporca o irresponsabile si cerca sempre di trovarci una giustificazione. Per rendersi conto di com’è una cosa bisogna esaminarla bene e da vicino perché de luntàn incaa una càgnæ la par un can. Ognuno vuole sempre dire la propria anche se magari sarebbe meglio di no da cui teucc i can ménen la cùæ, teucc i cuiôm disen la sùæ. Teucc vann tacaa al can màgru vuol dire che tutti cercano di approfittarsi di chi è più debole di loro, intànt ch’el can el pìsæ, la lègur la scàpæ per ricordare che le occasioni vanno prese al volo e non tergiversare.  Per finire mai fidàss de la cuæ de’l can e de chi el va in gèsæ teucc i dumàn, non fidarsi del cane che scodinzola e di chi va in chiesa ogni giorno.